“Parco InFelice”, mostra e incontro domenica 11 gennaio sul futuro dell’area San Felice

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loandina-mostra-in-felice-spazio-nadirDomenica 11 gennaio pomeriggio l’Osservatorio e altre realtà cittadine inaugurano una mostra fotografica/informativa e un incontro presso Spazio Nadir per parlare, guardare e ascoltare del parco San Felice. Siete tutti invitati.
Qui il dossier dell’Osservatorio sui rischi che corre l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Vicenza e i quartieri circostanti.
Qui l’evento Facebook della mostra.
Qui sotto il testo dell’invito alla cittadinanza.

In Felice. Parlare della città per parlare alla città

Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici.
Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la lor forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.
Italo Calvino, «Le città invisibili»

Il progetto In Felice nasce dalla comune volontà di persone di diversa estrazione di attirare l’attenzione della città su un pezzo dimenticato della città stessa, il parco di San Felice: attivisti, fotografi, operatori culturali, associazioni e comitati per la difesa dell’ambiente, del paesaggio e di un’idea di civiltà urbana che da più parti è impedita e minacciata da progetti speculativi e da una pratica urbanistica sciatta e tendente a sottostare ai desideri dei privati senza mediarli con un’idea di città pubblica adeguata e rispondente ai desideri dei cittadini.

La mostra è il primo passo di una camminata collettiva che mira a coinvolgere via via nuovi pezzi di città, scarpe e sguardi diversi e complementari. La metafora del camminare non è casuale: in fondo In Felice è un invito a una passeggiata da fermi, fatta con gli occhi, le orecchie e le parole. Una passeggiata che comincia da questa stanza messa a disposizione da SpazioNadir, e che finisce… chi lo sa dove? L’importante è che il viaggio possa continuare, magari con un’altra mostra, un evento artistico, un’assemblea pubblica, la presentazione di un libro o una foto postata su un social network.

San Felice non è un luogo «infelice». È un giardino di quiete a pochi passi dal centro storico e dalla stazione dei treni e degli autobus, in di un quartiere vivace e multietnico, in trasformazione, fra due scuole superiori frequentate da centinaia di studenti. È una cittadella sorta un secolo fa per la progettazione dell’ing. Giovanni Carraro e dell’ing. Eugenio Ferrante, un complesso oggi tutelato dalla Soprintendenza come bene di alto valore storico e urbanistico. È un giacimento di memorie di quello che fu l’ospedale psichiatrico provinciale di Vicenza, un pezzo di storia della città che si potrebbe far conoscere, anziché lasciare cadere nell’oblio.

«Infelici» sono invece le scelte (o le non-scelte, che spesso sono cattive scelte mascherate) delle amministrazioni pubbliche – l’Ulss proprietaria del parco San Felice che ne promuove lo smembramento e la parziale vendita a privati, il Comune i cui piani urbanistici prevedono edificazioni e strade nelle aree tutto attorno – le quali paiono disinteressarsi del grande potenziale del parco, che potrebbe essere messo a disposizione di tutti i cittadini e ricucito alle aree verdi, alle scuole e ai quartieri che lo circondano, rendendolo fruibile per davvero.

Questo viaggio da fermi utilizza un linguaggio multimediale:
le fotografie scattate da Andrea Moret raccontano i prati a sud del parco San Felice, i viali dell’ex ospedale psichiatrico, il paesaggio urbano segnato dai condomini di viale Milano e dal campanile della basilica dei Santi Felice e Fortunato;
le foto di cento anni fa pubblicate sulla rivista «Emporium» (il reportage La casa dei folli. Il manicomio provinciale di Vicenza uscì a firma di Saul Darchini nel numero 213 del settembre 1912); i pannelli informativi sui progetti urbanistici, basati sui materiali raccolti da OUT (Osservatorio urbano/territoriale Vicenza, il dossier San Felice è sul blog) e curati da Giulio Todescan;
una video intervista a Aida Brusaporco, una delle ultime operatrici dell’ospedale psichiatrico, realizzata da Diego Retis (Puntualizziamo.it);
il progetto dell’associazione Diapsigra per un luogo della memoria negli ex reparti;
il progetto dell’associazione Civiltà del Verde per fare nel grande prato a ridosso di San Felice un giardino botanico pubblico;
il lavoro di analisi e studio degli studenti di architettura giunti a Vicenza con il progetto TESS coordinato dalla prof. Francesca Leder dell’Università di Ferrara.

Vorremmo che la passeggiata contagiasse sempre più persone, e che San Felice fosse adottato dai cittadini come una ricchezza da condividere fra tutti e non da rovinare per l’interesse di pochi. Altre iniziative sono in cantiere, altri sono al lavoro. Ma lo stesso modello si può applicare su altri quartieri, altri pezzi di città a rischio di essere cementificati, privatizzati o abbandonati. Un passo tira l’altro.

IN COLLABORAZIONE CON:
Associazione Arturo
Legambiente
Civiltà del verde
Diapsigra – difesa ammalati psichici gravi
OUT Osservatorio urbano-territoriale Vicenza
Comitato Pomari
Meccano 14
Puntualizziamo.it

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